Nero

Nero, ladro Kayal (razza comunemente chiamata "Ghermita")

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Non è facile essere un Kayal su un mondo materiale. Quantomeno, esclusi gli idioti razzisti, gli approfittatori e i pericoli più ortodossi, i pazzi furiosi e le minacce del piano delle ombre, per il fatto che quando vivi a ridosso di due dimensioni, tutto si fa più sfumato.
La realtà è sempre terribilmente vaporosa, mentre i giochi di luci ed ombre si stagliano evidenti come monumenti.
Anche per via di questa costante… bizzarria, del mondo, quelli come loro si aggregano. Formano comunità, villaggi nei punti più vicino a dove i Piani si mescolano, intere enclavi rivolte verso il vivere nella maniera migliore possibile.
Una di questa, Llemve, è comunemente conosciute come “la Soglia”, perché, piantata sopra una ripida collina, con alle spalle una parete di granito, è posizionata esattamente all’ingresso di un tunnel (o presunto tale), che in realtà connette il piano materiale con quello delle Ombre. Cittadina fortificata piuttosto popolosa, per gli standard Kayal, è al centro dei numerosi traffici fra le due dimensioni.
Era un dato quasi naturale che quell’agglomerato andasse a formare una piccola confederazione, un’alleanza commerciale e militare, cn altre enclavi dei ghermiti.
Ogni abitante delle enclavi è tenuto ad agire, decidere, e nel caso del dissenso, andarsene, all’interno delle assemblee che ne determinano la soglia. Ma visto che il Patto agisce in un mondo pericoloso, esse hanno bisogno di agenti svegli e dediti agli interessi della comunità.
Uno di questi è il Nero, un personaggio Pulp a dire poco. Pur essendo nato e cresciuto nella sua enclave, in pochi possono dire di averlo realmente conosciuto. Schivo e sogghignante, nella maggior parte dei casi rispondeva con un sorriso fuori luogo e una formalissima, quasi sardonica, buona educazione. Era suo solito apparire e sparire come più gli piaceva, o a seconda dei compiti che decideva svolgere; quando, però, l’unico amico con cui avesse mai veramente legato, morì di una malattia respiratoria, al funerale, il nostro Ladro, si limitò a fumare la pipa del morto, dichiarando che avrebbe ucciso il colpevole. Bizzarro, visto che la morte era stata naturale.
Tant’è che scomparve, per tornare diversi mesi dopo imbrattato di sangue, mezzo nudo, e senza la pipa.
C’è chi dice che avesse intuito di un sortilegio, e fosse andato a vendicare l’amico, chi invece racconta che sia riuscito a raggiungere l’impersonificazione stessa della malattia e trucidarla piantandole l’oggetto dell’amico nell’occhio.
Tant’è che questo bizzarro, enigmatico soggetto, continua a vagare perseguendo gli interessi del Patto, e i suoi personali, ben più nascosti.

Nero

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