La città perduta di Alexis

Capitolo 7

"Quando sei qui con meee… sguainate le spade e in alto gli scudi!"

La Compagnia del Pisello di Pietra decide di spendere la notte al sicuro dietro la porta della cantina sulla quale Myrtle ha disegnato delle rune magiche e Zaitsun delle rune di merda. Letteralmente di merda.
Nonostante i colpi provenienti da dietro la porta, il sonno è ristoratore e i nostri si svegliano decisi a riprendere il viaggio.

Myrtle spiega con parole semplici semplici, in modo che anche i più tonti possano capirlo, che l’unico modo per lasciare la Scuola-Isola-nel-Cielo-Blu-Dipinto-di-Blu è raggiungere la biblioteca che si trova nel palazzo di fronte. Quello con le guglie d’oro? Proprio quello.
Nero gli chiede se in qualche modo si possono “riattivare” gli elementali dell’aria per rimettere in moto la Scuola-Isola-nel-Cielo-Blu-Dipinto-di-Blu. Lo gnomo gli spiega che no, non è possibile.

Si decide (Davos decide) di mandare in avanscoperta i più felpati della compagnia. Myrtle descrive così l’edificio. È composto di tre piani e un torre centrale: al primo piano il salone d’ingresso, con delle grandi scalinate; al secondo le aule dell’accademia, al terzo la biblioteca e nella torre gli alloggi dello stesso Myrtle. E non è necessario entrare dal portone perché c’è un ingresso laterale discreto discreto.

Ma come entrare? Shynt, Nero e Zaitsun esplorano possibili piani fantasiosi e strampalati. Uno in particolare disgusta l’arido Davos più di ogni altro: entrare come se nulla fosse fingendo che Sbghat Sbghat Fargigoth sia una scimmietta artista di strada. Passata la ridarella, si opta per un approccio più cauto. Shynt e Zaitsun procedono quatti quatti verso l’ingresso secondario. Sono scortati dagli altri. Shynt tendono l’orecchio verso la porta e percepiscono suoni striscianti.
“Come di serpenti?”
“Meh!”
“…”

Alla fine l’intraprendenza (qualcuno ha detto avventatezza?) di Zaitsun prevale: scosta la porta per sbirciare all’interno. Una testa di serpente grossa come quella di un bue si scaglia contro l’attaccabrighe. I nostri eroi (?!) non fanno in tempo a farsela nei calzoni che Davos, sprezzante, taglia la testa di serpente con un solo fendente. Prima Nero, poi Shynt entrano cauti ma non sembrano esserci pericoli in agguato. Gli altri seguono in formazione.

Sopra di loro uno spettacolo inconsueto: “questa stanza non ha più pareti”, come cantava quel vecchio bardo poi finito a capo della Gilda dei Bardi e Canzonieri, ma un cielo stellato. L’ammirazione e lo stupore durano molto poco però. Dal cielo precipita un essere mostruoso con molte teste di serpente che colpisce Zaitsun, nascosto sotto un tavolo, e prende in pieno Davos che riesce a liberarsi a fatica dal peso della bestia. Aclor Ren e Myrtle vengono colpiti a loro volta e sbalzati via. Gli altri attaccano come possono con fendenti, dardi, frecce avvelenate e pugnalando alle spalle. Ma il mostro pare rigenerarsi. Al che Zaitsun sente un cagotto, stavolta metaforico, che lo spinge a fuggire e a prendere la via della scalinata.
ATTENTO!” Lo gnomo Myrtle che nel frattempo aveva preso a cantilenare un grammelot incomprensibile tenta di avvertirlo, ma Zaitsun va letteralmente a sbattere contro una donna vestita di pelle nera e borchie che lo graffia con i suoi artigli, indebolendolo visibilmente. Zaitsun cerca di rispondere sbattendola a terra, ma la donna si risolleva come se nulla fosse e lo ammalia con un bacio. Non si può fare a meno di notare la prepotente erezione(di lui). La vampira però commette un errore madornale, sopravvalutando l’intelligenza dell’attaccabrighe.

“Attacca!” Lei intima.

Con un gancio al volto Zaitsun le spezza uno dei canini.

Nel marasma generale, la compagnia non si accorge che Aclor Ren è scomparso. Gli incantesimi lanciati dallo gnomo Myrtle finalmente sembrano sortire effetti: il mostro-dalle-molte-teste-di-serpente si accascia a terra letteralmente spaventato a morte.
Ma la vampira ha fatto tesoro delle esperienze precedenti e capisce che è meglio essere precisa quando dà ordini a Zaitsun, e gli comanda quindi di attaccare i suoi compagni.

Prova a ipnotizzare anche Sbghat ma la mente del goblin-scimmia è addirittura troppo semplice.
La situazione si complica ulteriormente quando la signora in nero evoca quattro accoliti, vestiti di pelle, stracci e borchie, proprio come quelli incontrati nei sotterranei di Martin Scry. Si dimostrano degli avversari ostici, sembrano avere gli stessi poteri della vampira e con difficoltà la compagnia si sottrae agli artigli degli accoliti.

“DA QUI NON USCIRETE VIVI
Dal nulla si manifesta una voce che sembra provenire dal buco del culo più profondo degli inferi: appartiene a un essere incappucciato che si avventa su Myrtle e lo rapisce.
La situazione peggiora e la vampira e i suoi accoliti sembrano avere la meglio.
Ma Nero ha un’epifania.
Il tempo si dilata, i sensi si acuiscono, l’aria si elettrizza. Nero infila una mano nello zaino e tira fuori un tacchino. Brandendolo dalla testa, scaglia il pennuto verso la vetrata da cui proviene la luce solare. Il tacchino ruota sospeso per un tempo che sembra infinito. Tutti ammirano il gesto di Nero e la traiettoria dell’animale che finalmente infrange il vetro.
Quasi ogni cosa è illuminata e la bilancia dello scontro ora sembra pendere dalla parte dei nostri eroi. Davos abbatte il suo avversario per poi finire sotto il controllo della vampira che lo costringe ad attaccare i compagni. I colpi di Nero e Zaitsun vanno a vuoto: gli accoliti vampiri hanno il potere di trasformarsi in fumo nero. Nella concitazione della battaglia Shynt perdono l’arco. Drolach, incalzato da Davos, difficilmente lo tiene a bada. Ma lo stesso tiefling si desta dalla possessione e annienta il vampiro che lo controllava.

Lo scontro finisce quando Blargh (BLARGH?!) irrompe nella sala con la sua ascia infuocata e taglia in due la vampira. Il sospiro di sollievo è generale.

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