La città perduta di Alexis

Capitolo 5

Blargh nel paese delle meraviglie

Ronald Kray è legato e sconfitto, mentre suo fratello giace morto lì a fianco.

“Non ho più desiderio di vivere. Vi darò un aiuto ma voi dovrete fare una cosa per me”.

Ronald indica una porta e racconta di una leva che nasconde un’alcova segreta che contiene un tesoro. Tutto il gruppo si precipita a fare il tombarolo, mentre Solomon resta a sentire le sue ultime parole.

La storia di Martin Scry è questa: secoli orsono Aclos Ren venne dato in sacrificio al clan delle ossa bianche. Il capo di questi, un potente necromante, prima mangiò il chierico e poi tentò di rianimarne le ossa. Tuttavia Aclos era più potente del previsto, e dopo essere diventato un non morto, sbudellò il necromante, per poi dirigersi verso la città in cerca di vendetta. Lì Aclos uccise Eladrin, il chierico che era venuto a sostituirlo, ne prese le sembianze e istituì un nuovo culto: i fratelli silenti, tramite cui mirava a ottenere un esercito di non morti.
Insomma, era un po’ permaloso.

Ronald conclude dicendo che trova una strana somiglianza tra Aclos ed Aclor, il chierico di Pelor. Tutto ciò lo sente solo Solomon e se lo tiene per sè perchè è un infamone, come peraltro dimostrerà più avanti.

“Ora per me è finita, l’unica speranza per la mia famiglia è che io muoia. Uccidetemi, questa è la mia ultima richiesta”.

Zaitsun lo stordisce con una scoppola sulla nuca per limitare le sofferenze, e Drolach lo trafigge con la spada, ponendo fine al loro bromance.

Il lutto dura più o meno fino a quando il gruppo trova il tesoro di cui si parlava prima: un’ascia fiammeggiante (va a Blargh ), una spada di ghiaccio (Drolach), manette perfette (Zaitsun), pietra del tuono (Solomon) e scudo chiodato (Drolach).
Shynt trovano un arco lungo migliorato e Sbghat una lancia migliorata.

A questo punto, visto che tanto è morto ed è un peccato lasciarlo lì a marcire, Zaitsun tira fuori un paio di bistecche da Ronald, e parte la grigliata sull’ascia di Blargh. A parte Shynt che, essendo Drow, “se non sentiamo il sangue non è cibo”.

Dopo molto cazzeggio, il gruppo nota un enorme specchio in un angolo, che Solomon identifica come un portale per altrove.

Sbghat ci si tuffa dentro subito, seguito da Zaitsun e tutti gli altri. Tutti vengono accecati dal sole, e si rendono conto di essere finiti in una città assolata, tutta bianca e in stile greco.

 

 

Sotto di loro un mosaico di un insegnante che fa una lezione a dei bambini, e intorno a loro nessun’anima viva. Per terra Shynt trova delle tracce di lotta e del sangue, che si allontanano da un enorme palazzo al centro della città.
Shynt salgono su un tetto, Zaitsun ci prova e si fa malissimo, dopodichè il gruppo segue le tracce, e infine arriva fino al limitare della città: un dirupo che si affaccia sulle nuvole.

Ebbene si, la città sta volando e non sembra esserci via d’uscita. Seguendo il limitare del baratro in tutta la circonferenza, il gruppo trova un laboratorio alchemico abbandonato.

Mentre gli altri restano di guardia fuori, entrano Solomon, Davos e Zaitsun che trovano vari oggetti oltre al tipico materiale alchemico: un bastone di fumo e 10 pellicce del valore (stando a quanto dice Solomon) di 1.000 monete d’oro. Con la mente che vacilla al solo pensiero che là fuori esista un fottuto animale la cui pelliccia valga l’equivalente di una villa con giardino, il gruppo esce fuori.

Davos e Zaitsun dividono le loro pellicce col resto del gruppo, Solomon minimizza dicendo che valgono quanto stracci e afferma che tanto vale se le tenga lui, in un atteggiamento per nulla sospetto.

Prima di andare, Zaitsun spacca tutte le apparecchiature alchemiche e tenta invano di far esplodere il laboratorio, per non lasciarlo in mano nemica. Riceve numerosi insulti.

Le discussioni vengono però interrotte quando il tempo si rabbuia e inizia a piovere, condizione un po’ inquietante dato che la città si trova sopra le nuvole.

Il gruppo trova rifugio in una casa in fondo a un vicolo, abitata solo da un cadavere rinsecchito che Zaitsun sconfigge con un colpo.

La grandine inizia a cadere pesantemente, talmente forte da quasi spaccare il soffitto. Partono i turni di guardia, ma a quello di Blargh il rumore della porta che si apre all’improvviso sveglia tutti.

Blargh è sparito.

La porta è aperta e alcuni vogliono uscire a cercarlo, ma la grandine è sovrannaturale, a detta del chierico di Pelor. Per capirlo basta lanciare una sedia fuori dalla porta, che viene tritata all’istante.

Poco dopo aver chiuso la porta, e dopo che Aclor ci applica una runa protettiva, si sente bussare. Temendo che si tratti dei testimoni di St. Cuthbert, Zaitsun fa passare un foglietto con su scritto “inculati da solo” sotto la porta. La risposta pacata del tizio dietro è quella di sradicare uno dei muri laterali della casa.

Facendo passare uno specchietto dalla finestra si scopre che il tizio non ha un riflesso e i nostri, stufi del continuo bussare, decidono di aprire.

Davanti a loro si para un essere di pura malvagità, come reazione istintiva Shynt scagliano una freccia al nemico, solita direzione: l’occhio destro.
Il malvagio essere, con una mossa velocissima, afferra la freccia dei Drow con una mano, e la lascia cadere a terra.

“vabbè si scherzava eh” dice Zaitsun, emanando un leggero odore di.. vabbè chiamiamola paura.

“Se volete indietro l’orco, portatemi la testa del chierico al palazzo” dice il mago nemico. Puff, sparito.

Il dilemma morale è palpabile, ma tendenzialmente passa la lettura “scambiare un vivo per un forse morto non sembra molto sensato”.

“Intanto che decidiamo sul da farsi, che ne dici di curarmi?” Chiede Zaitsun.

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